Cancro della prostata: l’importanza dei controlli periodici

Cancro della prostata: l’importanza dei controlli periodici 2016-03-11T13:12:34+00:00

Controlli periodici per prevenire il tumore della prostata

Quando si parla di tumore della prostata è necessario sottolineare immediatamente che rappresenta il più frequente tumore maschile.

Le stime, relative all’anno 2015, parlano di circa 36.000 nuovi casi l’anno in Italia, ma per fortuna, dagli stessi registri si evincono dati confortanti se si va a valutare il numero invece di morti per tale patologia: 7500 circa in un anno. Questo significa che sebbene tale malattia si manifesti con alta frequenza, vi è una buona capacità di ottenere una cura definitiva per la stessa, soprattutto se si interviene in tempo.

Volendo analizzare un dato spesso utilizzato in ambito medico e scientifico, ovvero la sopravvivenza a 5 anni dal momento in cui viene diagnosticato il tumore, si potrà osservare come per quanto riguarda il cancro della prostata, tale valore si attesti su valori del 91%. Altro dato incoraggiante è che, grazie alle tecniche diagnostiche ed alla buona prevenzione, il tasso dei decessi avvenuti dopo i 70 anni è statisticamente maggiore rispetto a quelli avvenuti in fasce di età inferiori.
Questa serie di dati confortanti non deve però distrarci da quello principale dell’incidenza, poiché volendo utilizzare un numero più comprensibile, parlare di 36000 casi equivale a dire che nel corso della propria vita un uomo su 16, nel nostro Paese, sviluppa un tumore della prostata. L’incidenza, inoltre, è in continua crescita, con un raddoppio negli ultimi 10 anni, dovuto all’aumento dell’età media della popolazione e all’introduzione del test del PSA (Antigene prostatico specifico, in inglese Prostate Specific Antigen).

Misurare attraverso un semplice prelievo di sangue i livelli di questa molecola prodotta solo dalle cellule della prostata, permette, in molti casi, di capire se nella ghiandola c’è qualcosa che non va, anche se non necessariamente si tratta di tumore, poiché il PSA aumenta anche in presenza di semplici infiammazioni, infezioni o ingrossamenti benigni della ghiandola stessa.

Le indagini strumentali (ecografia o risonanza magnetica) e quelle del sangue (PSA) sono fondamentali nel caso del tumore della prostata, poiché questa malattia nelle sue fasi iniziali è totalmente asintomatica, e non mostra alcun segno che possa rappresentare un campanello d’allarme.

Solo nei rarissimi casi in cui la diagnosi viene formulata in una fase molto avanzata, è possibile osservare alcuni sintomi specifici quali i dolori ossei dovuti alla presenza di metastasi ossee e talvolta a sintomi urinari aspecifici da non confondere con quelli dovuti all’ingrandimento della prostata benigno.

Dunque, la diagnosi di tumore della prostata richiede l’utilizzo di tre importantissimi elementi diagnostici, che vanno sempre combinati fra loro:

  • Esplorazione digito-rettale (visita dell’urologo con il proprio dito)
  • Dosaggio del PSA nelle sue tre frazioni totale, libero e rapporto libero/totale (esame del sangue)
  • Ecografia prostatica trans rettale (ecografia fatta dallo specialista).

Nei casi in cui lo specialista, in base a questi esami, lo ritenga opportuno, potrà indicare l’esecuzione di una biopsia della prostata.

Per seguire in modo completo le manovre preventive per la diagnosi precoce del cancro della prostata è opportuno effettuare, almeno una volta ogni 12 mesi, una visita urologica di controllo a partire dall’età di 50 anni. Nei soggetti a rischio (familiarità per cancro della prostata o esposizione ad agenti radioattivi) lo screening va iniziato più precocemente (45 anni) e ad intervalli più frequenti. Secondo quanto raccomandato dalla Società Italiana di Urologia, è opportuno inoltre eseguire, almeno una volta ogni 12 mesi, un dosaggio del PSA nelle sue tre frazioni (totale, libero e rapporto libero/totale) a partire dall’età di 50 anni.